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Morto don Gianni Lavaroni Guidò l’ufficio missionario

Aveva 85 anni e dieci giorni fa era stato colto da malore nella casa del clero Fu giudice ecclesiastico, insegnante e vicedirettore della casa dello studente

«Si vede che il Signore mi aspetta». Così disse monsignor Gianni Lavaroni, per tutti don Gianni, all’indomani dell’arresto cardiaco che lo colse a fine febbraio 2012. Erano passati poco più di due mesi da quando un’auto pirata lo aveva investito in viale Libertà mandandolo in ospedale con fratture multiple cui seguì una lunga riabilitazione. Nonostante le numerose prove di salute, don Gianni ha vissuto sino al primo pomeriggio di ieri, quando si è spento all’ospedale di San Vito al Tagliamento a 85 anni. Vi era ricoverato da una decina di giorni ovvero da quando, alla vicina casa del clero, era stato colto da malore. Con lui se ne fa un prete dedito alle missioni precursore dello stile di papa Francesco, per molto tempo giudice del tribunale ecclesiastico e direttore dell’ufficio famiglia e vita della diocesi.

Nato a San Vito al Tagliamento il 27 aprile 1934, ordinato sacerdote il 28 ottobre 1956, dottore in diritto canonico, insegnante e vicerettore del seminario, assistente ecclesiastico di Asci, Fuci, Uciim e Agesci regionale, nel 1967 venne nominato direttore della casa dello studente di Portogruaro, dal 1971 al 1994 vicedirettore della casa dello studente di Pordenone.

Per 23 anni, dal 1971 al 1994, è stato difensore del vincolo matrimoniale nella procedura prevista per l’udienza di cause matrimoniali che implicano la validità o la nullità di un matrimonio contratto, dal 1995 divenne giudice del tribunale ecclesiastico regionale triveneto, quattro anni dopo promotore di giustizia (una sorta di pubblico ministero).

Nel 1990 arrivò la nomina a direttore dell’ufficio missionario diocesano, incarico che svolse con passione, tanto che rilanciò con forza il sostegno alle missioni diocesane in Africa. Dal 2002 diresse l’ufficio diocesano famiglia e vita. Negli ultimi anni, dopo avere risieduto alla Casa Madonna Pellegrina, tornò nella città natale, nella casa del clero di San Vito al Tagliamento da dove non mancò di continuare a mettere a disposizione i suoi elevati contributi culturali.

Molteplici le disavventure di salute dalle quali si risollevò con fatica, ma anche altrettanta tenacia. A dicembre 2011 venne investito da un’auto pirata all’uscita mentre rientrava dalla Curia, in viale Libertà, finendo in ospedale: dopo il ricovero seguì una lunga riabilitazione. Poi l’arresto cardiaco, la conseguente caduta con trauma cranico e ancora riabilitazione e di nuovo al lavoro. Durante una visita alle missioni in Africa riportò la frattura di un piede. Nonostante tutto, però, ha affrontato la vita sempre con ottimismo e un sottile filo di ironia.

Parallelamente alle attività di curia prestò servizio festivo a Prata e insegnò al liceo classico. —

Pubblicato su Il Messaggero Veneto