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Addio a Borsetta, fabbro dalle mani d’oro

L’artigiano è morto a 74 anni: si era specializzato nella realizzazione di inferriate e portali

MORTEGLIANO. Mortegliano ha dato l’addio al settantaquattrenne Fulvio Borsetta, un artigiano dalle mani d’oro: lavorava il ferro battuto come pochi altri. Il cordoglio per l’improvvisa scomparsa è stato grande anche a Udine, dove Borsetta ha avuto per tantissimi anni la sua fucina e ha eseguito molte opere per privati e istituzioni. Le più artistiche inferriate della città sono uscite dal suo laboratorio di via Fiume dove ha operato dal 1965 al 1994, affiancato in vari periodi dai figli.

Uno di cui i friulani direbbero che «al sa fa il bec ae moscje», Borsetta, morteglianese doc e fiero di esserlo. Dei sette figli, ora sparsi in Friuli e anche all’estero, abitavano in questi ultimi tempi in via Cavour, con lui e con la moglie Milena Cossaro, Emanuele e Mirko. Ma avendo in corso lavori per la ristrutturazione della casa, il nucleo stava provvisoriamente a Santa Maria di Sclaunicco, al momento in cui Fulvio inaspettatamente è deceduto. Un malore improvviso lo ha colpito, contro il quale a nulla sono valse le cure disperate dei sanitari 118.

Grave lo strappo, che lascia nel dolore più profondo pure gli altri figli e figlie: Paola che risiede a Udine, Sandra a Gonars, Michela a Terenzano, Riccardo a Sacile, Claudio in Polinesia.

Tutti i figli maschi, chi prima chi dopo, hanno lavorato con Fulvio; ma poi hanno preso altre strade, mantenendo dell’esperienza della collaborazione con il padre il modello di laboriosità, semplicità e solarità che lo caratterizzavano. Aveva cominciato con questo mestiere a 12 anni. Dopo aver studiato alla storica Scuola di disegno di Mortegliano, la formazione più importante era stata quella della bottega artigiana del migliore fabbro di Udine, Ernesto Pascoli, a sua volta allievo della famosa scuola di Calligaris (autore dell’ingresso del cimitero di Mortegliano). Poi si era messo in proprio.

Sue le più ammirate inferriate della città, da quella della Cassa di Risparmio esattoria di via Zanon, della boutique Prevedello in piazza San Giacomo; lavori a sbalzo in rame e in ferro battuto aveva prodotto per la caserma della Brigata Alpina Julia. E anche in località oltre Udine, fino al portone dell’azienda agricola La viarte di Ceschin a Prepotto.

Frequenti i riconoscimenti, fra cui la targa d’oro della Camera di commercio, premiato a Firenze da Saragat nel 1974.

In quiescenza dal 2006, si dedicava ai suoi passatempi preferiti, la pesca e il gioco delle carte.

Pubblicato su Il Messaggero Veneto